Bruno Torrisi

untitledBruno Torrisi si racconta: da “Squadra Antimafia” ai progetti in cantiere

Un lungo curriculum, di cui citiamo solo alcuni lavori: dalle prime esperienze nel “Commissario Montalbano” a un ruolo per il grande schermo con Tornatore ne “L’uomo delle stelle”; dalla partecipazione alla produzione “Caso di coscienza 4 “ nei panni del procuratore Trapani, a “Il capo dei capi” nel ruolo di Ninni Cassarà, passando per il film tv “I 57 giorni”, di nuovo con Luca Zingaretti , dove ha interpretato Vittorio Aliquò; e ancora nel film di Marco Tullio Giordana “Romanzo di una strage”, nel ruolo di Pio Alferano. Attore del piccolo e grande schermo e attore di teatro. Ma nonostante la sua lunga carriera, resta umile, affabile, lontano da quel cliché del divo snob e irraggiungibile. Parliamo del siciliano Bruno Torrisi, un veterano nella fiction Squadra Antimafia, in cui interpreta per il sesto anno il ruolo del questore Licata. «È una serie tv che, giunta alla sua quinta edizione, registra ancora oltre 5 milioni di telespettatori a puntata – puntualizza l’attore – mi ritengo gratificato per questa riconferma anno dopo anno, si vede che mi sono comportato bene. Mi trovo bene con i miei colleghi del cast. Sono tutti attori seri e capaci, sanno fare questo mestiere e il pubblico ci premia». Sia la quinta che la sesta serie – che andrà in onda l’anno prossimo – sono ambientate a Catania. Cosa significa recitare nella tua città? «Catania è un set cinematografi c incredibile. Gli attori ne sono rimasti affascinati. Abbiamo trovato un clima perfetto che sembra aver voluto ringraziare la troupe e le riprese. E io gioco in casa». Cosa replichi a chi ritiene screditante la scelta di Catania come set per film di mafia? «Replico che forse si immedesima troppo in queste serie tv. Replico che Squadra antimafia non è un film solo sulla mafia, ma un poliziesco ad ampio raggio. E replico che quello che si racconta nella fiction è il 2% di quello che accade realmente non solo in Sicilia, dove certo la mafia ci ha distrutto e continua a farlo, ma ovunque». Altri progetti a cui stai lavorando? «Beh, mi piacerebbe, ma soffro da oltre un anno la crisi di proposte. Del resto sono fortunatamente impegnato otto mesi l’anno con Squadra antimafia, quindi è difficile per questioni di tempo entrare a far parte di altre produzioni. E inoltre un po’ tutti, anche nel nostro settore, stiamo soffrendo la crisi: le produzioni diminuiscono, spesso ci vengono fatte offerte poco redditizie, il teatro non paga e le sale stanno chiudendo. Insomma è un momentaccio. Ma nonostante tutto, non demordo e sto cercando di creare spettacoli da solo: il recital natalizio “A Nuvena”, dove sono la voce narrante, accompagnato dalla mia compagna Marianna Cappellani (soprano) e dai musicisti Fabio Abate e Adriano Murania, e racconto dei nove giorni di viaggio di Maria e Giuseppe, da Nazareth a Betlemme; e, sempre insieme alla mia compagna, sto preparando lo spettacolo lirico “Un bel dì vedremo” (in onore del brano famoso della Madama Butterfl y), in cui sarò il presentatorenarratore che racconta la lirica partendo dalle origini, da dove nasce e spiega il brano. Insomma provo sempre a mettermi in gioco, sperimentando senza chiedere nulla a nessuno, ma cercando di andare avanti». Sei testimonial da circa un anno e mezzo dell’associazione SaperexGuidare che si occupa di sicurezza stradale? «Sì, ho sposato con entusiasmo la causa portata avanti da Giovanni Calì con la sua associazione affiancando il testimonial storico Giuseppe Castiglia. Ogni giorno mi misuro con l’inciviltà nel guidare. Quando esco col passeggino, camminare normalmente diventa un’impresa ardua e le strade si trasformano in labirinti. Il guidare è un po’ come vivere, può segnare la qualità e la civiltà di un popolo. Potremmo dire “dimmi come guidi e ti dirò chi sei”. Non guidare come barbari è un dovere, così come rispettare le regole, sempre e comunque». Che augurio ti fai per il futuro? «È l’augurio che faccio non solo a me ma a tutti coloro che sono nel mio settore e in senso lato a tutti: che si possa fare qualità a discapito dell’intrattenimento, in campo artistico, teatrale, cinematografico, musicale. Io mi reputo fortunato perché lavoro per un prodotto televisivo di qualità, ma non per tutti è così. In molti casi si è fatto sciupo di soldi, di idee, di qualità, di tempo. È necessario che si riacquisti il piacere e il gusto di fare arte, letteratura, che si recuperi la vera dimensione della bellezza, dell’eleganza, anche se con guadagni minori».

 

 

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